In questi giorni in rete, mi è capitato di leggere più post sulla pratica quotidiana nel Qigong.
Quando io chiedo agli amici di Qigong gentile che frequentano le nostre lezioni che cosa fanno a casa, ci sono momenti di imbarazzo e risposte evasive, poi molti dichiarano di fare poco e in modo non costante.
Immagino che ritengano pratica costante la sequenza o la concatenazione di pratiche eseguita con tutti crismi, quindi anche quelle due-tre pratiche della Shibashi per sbloccare le spalle non sono considerate degne di nota.
Mi viene da sorridere con tenerezza quando in altri momenti, con gli occhi brillanti, raccontano delle pratiche di quiete serali, dell’andare in un luogo con una camminata specifica, dello stress che è diventato meno pesante, del mantra MaNi, dei suoni degli Organi e si scambiano consigli.
Provo una bellissima sensazione, quando a lezione sento i suoni sempre più pieni, vedo movimenti sempre più morbidi e rotondi oppure osservo camminate sempre più disinvolte!
Mano a mano che il Qigong entra nella vita, non è più Qigong ma semplicemente quotidianità.
Gli addetti ai lavori che leggono il mio blog, chiederebbero quali sono per te le pratiche che diventano facilmente quotidianità? Le pratiche di quiete, penso che tutti i maestri ne facciano studiare a profusione e sicuramente conviene proporle e proporle, il mio mitico maestro Li Xiao Ming in questo si è rivelato una vera miniera Poi i suoni, in tutti i modi e in tutte le forme, senza riserve
Poi una sequenza classica, ben bilanciata, da cui pescare le forme che rispondono meglio
La cosa bizzarra è che quando ho iniziato non riuscivo a proporre le pratiche di quiete (non riuscivo ad entrare in condizione di quiete) ed ero preoccupatissima nel proporre i suoni (temevo sembrassero troppo strampalati)… Ho capito poi che la chiave è sicuramente rilassarsi… cantandosela…